STORIE OLTRE L'ARCO

Ogni mese pubblichiamo articoli e interviste su arte e creatività che raccontano ciò che accade oltre l'uscio. Oltre l'arco, appunto. Per guardarci intorno, esplorare il mondo fuori e cercare storie. Storie che ci appassionano e che speriamo piacciano anche a te.

Intervista a
Libri Finti Clandestini

Un collettivo cosmopolita e in passamontagna restituisce valore alla carta trovata in giro

Fotografie in b/n su pellicola
© Tanguy Bombonera

Video stop-motion

© 2 M to M - Animation Studio

Fotografie a colori
© Libri Finti Clandestini

Fotografia con maschere
© Lucrezia Di Carne

Ha partecipato a fiere internazionali di arte, editoria e design, dal Canada al Giappone, dalla Korea al Regno Unito, ed è finito su importanti riviste di settore.
Tra esplorazioni in luoghi abbandonati, collaborazioni insolite, sperimentazione e ricerca costante il collettivo
Libri Finti Clandestini esprime la passione per la carta stampata e la grafica in chiave ecosostenibile e ad impatto zero, riutilizzando edizioni di libri vintage, prove di stampa e scarti di tipografia per creare autoproduzioni indipendenti uniche e originali. Da dieci anni.

Come nasce LFC e a quale immaginario rimanda? Quali sono gli obiettivi del collettivo?

Libri Finti Clandestini è un progetto editoriale sperimentale nell'ambito del riciclo, in relazione all'editoria e al design, il cui scopo è quello di realizzare veri e propri libri (sketchbook, taccuini, diari di viaggio, libri oggetto e chi più ne ha ne metta) usando solamente carta trovata in giro.

 

Andando a ritroso nel tempo, il progetto LFC nasce come scommessa durante un Erasmus a Rotterdam nel 2010, e da allora si è sempre basato sulle passioni dei membri fondatori del collettivo (Aniv Delarev, El Pacino, Yghor Kowalvsky) quali editoria e libri oggetto, grafica, attenzione all’ambiente e al “riuso di quello che c’è gia”, concetto alla base della filosofia della decrescita.

 

Sviluppatosi poi nel 2013 tra Roma e Milano attraverso collaborazioni con illustratori, stampatori e artisti, il progetto è diventato in qualche anno una concreta realtà nel panorama delle autoproduzioni indipendenti, venendo distribuito in un centinaio di librerie e negozi tra Europa, America e Asia.

 

L'obiettivo del progetto LFC è dare vita a qualcosa di utile, ben fatto, originale, sfruttando appunto quella "carta trovata in giro" a cui si accennava prima, che la gente considera spazzatura: si potrebbero elencare scarti di tipografie, prove di stampa e carte di avviamento, sacchetti della spesa, poster, buste, sacchetti del pane, persino carta da parati.

 

Tutte le produzioni LFC si basano infatti  sul riutilizzo di scarti cartacei provenienti dai luoghi più disparati: laboratori di stampa, fabbriche abbandonate in giro per l'Europa, università, biblioteche e magazzini, festival, case di amici...

 

La carta, una volta recuperata, viene dunque pazientemente assemblata e rilegata a mano, trasformata in quaderni, sketchbooks, notebooks o libri con copertina rigida pronti per essere disegnati, scritti o per assumere qualsiasi altro significato il possessore voglia dargli o in piccole edizioni di libri pop up che hanno come soggetto dei personaggi provenienti da un immaginario di fine ‘800 / inizio ‘900 (nella pratica trovati in vecchie enciclopedie, libri o, banalmente, su internet) che prendono vita all’apertura delle pagine attraverso meccanismi di taglio/piega.

Ci sono state influenze determinanti per LFC?

Le influenze che hanno fatto sì che potesse nascere il progetto LFC sono molte, e soprattutto in molti campi; senza citare nomi particolari, cercando di ricordarsi, viene in mente che il progetto è nato ispirandosi a (principalmente) altre piccole realtà di grafica, editoria e inerenti al libro, ma varie suggestioni sono provenute (e provengono) da diverse fonti: fotografie e fotografi, romanzi, cartine geografiche e viaggi, film ed epiche partite di calcio, mercatini dell’usato e semplici letture di libri.

In che modo allenate e raffinate il vostro processo creativo?
Il vostro progetto è a impatto zero. Soprattutto in questo momento storico, può la creatività non tenere conto della cura dell’ambiente?

Il segreto potrebbe essere nella sperimentazione! Nel “lasciarsi andare”, senza sottostare troppo alle regole; perlomeno, conoscerle, e un po’ fregarsene. Per fare un esempio in breve, più legato (appunto) agli esperimenti tipografici che stiam facendo ultimamente: lavorando con 5x Letterpress ci siam messi a stampare matrici di vario tipo (non solo caratteri classici di legno e piombo o matrici di linoleum), bensì superfici di plexiglass, pezzi di pavimento, pluriball e robe simili da cui son venute fuori cose molto interessanti!

Se avessimo proposto una cosa così a una tipografia “classica” ci avrebbero riso in faccia -  eheh.

 

Per quanto riguarda il progetto LFC, l’impatto è zero, esatto, o per lo meno, l'idea è quella!

Onestamente, niente al mondo d'oggi è a impatto zero, perché, se ci pensi, anche il solo fatto di prendere la macchina per andare a recuperare la carta ha un impatto; "fortunatamente", LFC è arrivato prima delle mode "upcycling", "economia circolare", "green economy" - che per carità, ben venga! Ma molte volte sembra solo un aspetto di facciata - e quindi è nato, come dicevamo all'inizio, per una vera e propria filosofia, un’idea e stile di vita a cui stare attenti!

 

Dunque, per rispondere in modo definitivo: sì, al giorno d'oggi per forza deve tenere conto dell'impatto ambientale.

 

Perlomeno, appunto, sarebbe bello se chi progetta e propone le cose, non lo facesse solo per vendere, ma credesse sul serio a quello che fa.

La vostra uscita urbex e il "bottino" più entusiasmanti.

Ce ne sarebbero un po' da raccontare! Dunque, uno dei bottini più esaltanti è stato il ritrovamento di una serie di libri di chimica/tessuti/macchinari tessili (una sorta di piccola "biblioteca") all'interno di una fabbrica abbandonata nel nord Italia: un tesoro incredibile!

Qui c'è un resoconto di quell'esplorazione.

Quali sono i vostri progetti in corso? Potete spoilerarci qualche idea futura (collaborazioni, nuove declinazioni di LFC...)?

Sì, per la mente ci frullano spesso varie idee contemporaneamente: una a cui stiam lavorando da qualche mese e che ha già dato vita ad alcune cose è una collaborazione con "DEM" e 5X Letterpress: insieme abbiamo stampato a mano vari tessuti con il nostro tirabozze sfruttando matrici di vario tipo (plexiglass, matrici di linoleum intagliate da Dem, mdf, caratteri di legno e altro); da questi nasceranno magliette -  pezzi unici - molto matte e colorate e (sono già nate) delle maschere particolari, cucite a mano dallo stesso Dem durante una sua residenza a Centrale Fies di inizio febbraio.

Foto di © Lucrezia Di Carne

Un altro progetto che invece avrà bisogno di più tempo, a cui però stiam già lavorando insieme agli amici di 5X Letterpress e Spazienne, è un progetto che si basa sulla parola tedesca Ruinenlust (cioè il sentimento che si prova di fronte a luoghi diroccati e antiche rovine, vestigia del passato che ci ricordano l’inesorabile e malinconico scorrere del tempo), dedicato alle esplorazioni di spazi abbandonati in cerca di materiale da riutilizzare (quindi in linea con tutta la nostra filosofia del riuso) per questo vorremmo creare una piccola edizione in tiratura limitata di alcuni libri che descrivono bene questa nostra ricerca e fanno capire lo spirito che c'è dietro.

Scopri di più su Libri Finti Clandestini

Intervista a cura di Davide Armento

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